“Mangiare è una necessità. Mangiare intelligentemente è un’arte”

“Mangiare è una necessità. Mangiare intelligentemente è un’arte”

“Mangiare è una necessità. Mangiare intelligentemente è un’arte”

filosofo francese François VI de La Rochefoucauld, principe di Marsillac.

I consumatori sono cambiati e continuano a farlo: sono sempre più informati e interessati circa la qualità dei cibi che acquistano, al loro impatto ambientale, e inevitabilmente al mondo della cucina e della nutrizione, avvicinandosi sempre di più ai concetti di dieta sana, per migliorare lo stile di vita e salute, e per prendersi cura di se stessi e dell’ambiente che erediteranno le generazioni dopo la nostra. 

Appare quindi centrale la presenza di figure come quella di Jessica: Biologa e Nutrizionista dal 2015, si occupa di nutrizione per tutte le fasce di età (dallo svezzamento alla gestione di diverse patologie in età adulta, gravidanza, allattamento), è una mamma a tempo pieno e una donna grazie alla quale faremo un viaggio alla scoperta del cibo e, in particolar modo, del rapporto professionale con i Social.



La tua non è una professione tendenzialmente “Social”: la immagino più legata a incontri in uno studio, dove offri consulenze ai tuoi pazienti cercando di rispondere alle loro esigenze. Quindi la mia domanda nasce spontanea: “Come mai hai deciso di utilizzare i Social per il tuo lavoro? 

Bella domanda!
Sono dell’idea che l’alimentazione sana sia un argomento utile a tutti, e che sia necessario divulgare quanto più possibile il concetto del “mangiare bene”, e sfatare il mito che l’essere a dieta sia una cosa triste. 

L’idea iniziale era quindi quella di condividere ricette per far dimostrare che mangiare in maniera sana ed equilibrata potesse essere anche sfizioso.
Da lì poi mi sono dedicata alla creazione del sito, all’inserimento di articoli scientifici che fossero più specifici ma che potessero essere letti da tutti, così da fare un po’ di divulgazione scientifica. Realizzare questo progetto è stato possibile grazie ai Social, utili a raggiungere diverse fasce d’età adottando un linguaggio semplice.

Hai iniziato prima da Facebook o da altro?
Com’è iniziato il tuo percorso nel mondo dei Social?
Gestisci  tutto da sola o hai degli aiuti?

Ho iniziato principalmente da Facebook nel 2016 perchè avevo notato che i professionisti all’inizio lo utilizzavano. Poi è arrivato Instagram, il blog e successivamente ho aggiunto la newsletter del mese. Sono stati tanti tasselli che ho inserito pian piano. Inizialmente mi occupavo da sola di tutto (sito internet a parte), adesso ho l’aiuto di mia sorella che studia marketing e quindi sfrutto l’aiuto familiare.

Quindi lo scopo di questa tua scelta di puntare ai Social è quello di educare i tuoi follower a mangiar bene anche senza venire in studio?

Esatto. Molte volte dagli incontri in studio mi rendo conto che chi è in cerca di un consulto avrebbe piuttosto bisogno di più maggior creatività in cucina e di maggior conoscenza per realizzare un piatto bilanciato. Agire su questi primi apparenti dettagli permette di raggiungere un buon livello di salute. 

Ti faccio un esempio concreto: a volte qualcuno confessa di non avere grandi obiettivi in termini di perdita di peso, ma che sia interessat* più a come comporre un piatto, preparando ricette sfiziose. Questo mi permette quindi di divulgare al meglio i miei trucchi. La nostra società sta invecchiando sempre di più, purtroppo e per fortuna, assistiamo al fenomeno di minori nascite e la prospettiva di vita si sta allungando: quindi se io arrivo più in là con gli anni mantenendo uno stato di salute migliore, potrò godere al meglio gli anni a venire.

Se invece ci troviamo di fronte a determinate patologie o altre problematiche, e alla necessità di perdere molto peso, risulta necessario procedere per step: consulto, visita e la creazione di un piano personalizzato.

Ho ricevuto una serie di domande in privato da proporti. 

Partiamo con la prima: “Come mai dopo una dieta può capitare di riprendere subito peso?”

Si tratta della vecchia scuola, la dietoterapia, che si basa sulle calorie, senza condividere la cultura del mangiar bene e sano. Spiego infatti spesso ai miei clienti che il discorso legato al mantenimento è più legato ad una serie di regole da mantenere lungo tutto il percorso, durante il quale io ti ho accompagnat* ad imparare a mangiare e a creare un piatto equilibrato. 

Una volta apprese le basi per una sana alimentazione, saprai giostrarti autonomamente, e a quel punto saprò come rimettermi in carreggiata in seguito a degli sgarri e manterrò il peso.

Un classico esempio sono i pazienti che seguo dal 2015/2016 e che adesso sento o vedo sporadicamente: confessano di cedere a qualche sfizio in più in occasioni particolari, e magari di aumentare di peso, ma successivamente si rimettono in linea riducendo gli sfizi.

Non basta seguire una dieta da 1200 calorie per raggiungere il tuo peso se poi torni a mangiare la carbonara e la pizza tutti i giorni senza neanche fare esercizio fisico: il peso inevitabilmente aumenterà.  Bisogna imparare a mangiare per non rimettere il peso.

Seconda domanda:

“Si può controllare la fame? Se si, come?”

Per rispondere alla tua domanda è necessario fare una premessa: bisogna innanzitutto lavorare molto su se stessi, così da capire a quale necessità risponde davvero la sensazione di aver fame. Per spiegarti meglio farò una premessa, dal momento che si parla di fame FISIOLOGICA e di fame EMOTIVA: nel primo caso avvertiamo quella classica sensazione di brontolio alla pancia che sembra quasi dirci “è ora di mangiare”, per cui i nostri ormoni inviano veri e propri segnali al cervello comunicando che siamo in carenza di zuccheri e/o grassi e che quindi è necessario mangiare; nel secondo caso, invece, faccio riferimento al cibo come nostro primo antidepressivo (purtroppo o per fortuna).

Se è vero che in presenza di fame fisiologica basterebbe ricalibrare le quantità di cibo e magari aggiungere uno spuntino, altrettanto vero è che in alcuni momenti sarebbe opportuno capire che tipo di fame ci caratterizza in un determinato momento, chiedendoci:

  • sto mangiando per fame vera o per fame emotiva?
  • sto davvero colmando un vuoto fisiologico o ne sto colmando uno emotivo?
  • sto mangiando perchè sono nervos* e sentire il cranch sotti ai denti mi da serenità?

Terza domanda:

“Che ruolo ha l’attività fisica all’interno di una dieta?”

L’attività fisica gioca un ruolo fondamentale nella vita in generale, tant’è che anche il Ministero della Salute consiglia di praticarne almeno 30 min al giorno, o 2 ore e mezza di attività moderata alla settimana. Muoversi di più ci permetterebbe di mangiare normalmente.

Adesso tocca a me. Io ad esempio seguo corsi di Hydrobike, ma non conosco le calorie bruciate. Come faccio quindi a capire quanto devo mangiare?

Un primo metodo potrebbe essere cercare online la tabella dei MET, ovvero dei valori associati a ogni attività sportiva e che poi vanno moltiplicati per il proprio peso e per i minuti di attività fisica svolta. In questo modo si avrà più o meno la stima di quante calorie quell’attività ti permette di bruciare. 

Un altro metodo sicuramente più preciso è lavorare con il cardiofrequenzimetro, solitamente più usato da chi pratica attività fisica in modo agonistico. 

Esempio.

Sicuramente so che un’attività come Idrobike è abbastanza intensa e che con i miei 45 min ho bruciato circa 350-400 calorie. A questo punto,  nella creazione del pasto successivo, più che lavorare sulla quantità di quanto ho bruciato, sarebbe meglio capire se mi serviranno altri zuccheri o carboidrati perchè ho bruciato tutte le riserve che avevo durante l’allenamento, ho distrutto la mia fibra muscolare  e per ricostruirla ho bisogno di proteine.  

Preferisco pensare a un piatto con dei nutrienti che mi aiuteranno a recuperare, piuttosto che cadere in queste situazioni: “da quando vado in palestra sono ingrassato!” oppure “ho bruciato allora posso mangiare di più! ” , senza far riferimento alla qualità del cibo che scegliamo.

Come si può abbinare il cibo nel modo migliore? 

Il modo più semplice per iniziare a seguire la regola del piatto sano, è utilizzare un piatto rotondo e dividerlo in questo modo:

  • dividere la prima metà del piatto dedicandola alla verdura;
  • dividere l’altra metà in due, quindi un quarto e un quarto. Da una parte metterete i carboidrati come pasta, riso, farro e patate, e dall’altra parte inserirete una quota di proteine come legumi, pesce, carne e formaggi. 

L’importante è variare, ad esempio:

  • usando diversi tipi di cereali e non sempre i soliti;
  • usando nell’arco della settimana 2 o 3 volte i legumi, 2 volte le uova, 2 volte i formaggi, 3 volte la carne e 3 volte il pesce.

Sembra tanto così, non credi?

Lo pensi perchè in molti tendono a mangiare meno, e quando si ritrovano ad affrontare il piano alimentare, credono di mangiare di più di quello che mangiavo prima. In realtà, mangiare poco a pranzo ci porta poi a spiluccare nell’arco della giornata, perché poi interviene sicuramente la fame fisiologica dal momento che ho mangiato veramente meno  rispetto a quello che mi serviva davvero.

Quindi è meglio mangiare solo a Colazione, Pranzo e Cena o aggiungere degli spuntini tra i pasti principali?

Non c’è una regola ufficiale, dipende un po’ dalle abitudini del singolo. Gli spuntini devono essere appunto spuntini, quindi un frutto, una manciata di frutta secca, uno yogurt, e non dei pranzi di Natale. In questo modo possono aiutarci a non arrivare troppo affamati al pasto successivo e ci permettono di non cedere alla tentazione di spiluccare.

Argomento delicato: come si può riuscire a far mangiare le verdure ai bambini? In che modo si possono creare dei piatti che li invoglino un po’ …  

Nella fascia d’età dai 2 ai 4 anni i bambini vivono la fase di selettività alimentare: in questo periodo, quindi, anche i bambini che dallo svezzamento ai 2 anni hanno sempre mangiato tutto, iniziano a scartare determinati elementi perché li vedono come alimenti non amici. Bisogna lavorare in quella fascia d’età, nel senso che dovremmo continuare a proporre l’alimento che a loro in quel momento non piace, come ad esempio il broccolo che solitamente è tanto odiato, senza puntare alla quantità, ma magari iniziando condividendo un pezzettino nel loro piatto,  senza forzarli e raccontandogli che anche mamma e papà lo stanno mangiando. 

Sicuramente le prime volte non lo mangerà, ma poi se va bene alla decima volta sarà più interessato, soprattutto se viene inserito nel piatto con alimenti a lui amici, come ad esempio la pasta al pomodoro, la coscia di pollo, e pian piano proverà ad assaggiare l’alimento nemico. 

Se invece noi in quei due anni eliminiamo del tutto gli alimenti che a loro non piacciono, e quindi per accontentarli e per farli mangiare prepariamo solo la pasta in bianco, anche allo scattare dei 4-5 anni, età in cui dovrebbero aumentare la varietà alimentare, non li vorranno comunque. Ricordiamoci che la convivialità aiuta i bambini a mangiare, perché i bambini imitano gli altri bambini. 

Jessica io ti ringrazio per aver partecipato, e per tutti i consigli che ci hai dato oggi, e che sicuramente troveremo nelle tue pagine Social !

Grazie a te

Se vuoi avere più INFO su Jessica contattala qui–>

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